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RELAZIONE DEL SEGRETARIO GENERALE DELLA UIL DI SIRACUSA
STEFANO MUNAFO’ ALLA CONFERENZA STAMPA DI FINE ANNO
Siracusa - Dicembre 2011

Un anno di sole ombre
Riassumere il significato di un anno che finisce, in questa fine del 2011, non è difficile come altri anni è stato. Negli anni precedenti ci è  toccato tracciare un bilancio con luci ed ombre e proprio per tale ragione era più semplice invitare alla speranza che l’anno successivo potesse presentarsi in maniera più positiva per i lavoratori. Quest’anno, per quanto ci siamo sforzati a ripercorrere in modo minuzioso i 12 mesi che ormai ci sono alle spalle, non siamo riusciti a trovare nemmeno una piccola luce e abbiamo in un certo senso navigato in mezzo alle ombre. Adesso abbiamo davanti a noi un anno, e forse purtroppo molti anni, all’insegna del buio.
E tuttavia non bisogna deporre le armi davanti a nessuna autorità intoccabile: il governo definito tecnico continua ad assestare colpi terribili ai pensionati, ai lavoratori dipendenti, alle famiglie del nostro paese. Salgono tasse e tariffe, scendono pensioni e posti di lavoro; la ripresa economica sembra svanire nella prospettiva senza tempo e senza scadenze che sembra darsi questo governo. Quello che non viene aumentato dal governo, dovrà essere aumentato dagli enti locali: vedi ad esempio il caso delle addizionali IRPEF sia regionali che comunali e provinciali.
Nello stesso tempo, mentre i salari sono cresciuti dell’1,7 %, i prezzi (cioè l’inflazione) sono balzati in avanti del 3.4 %, cioè del doppio. Questo vuol dire che diminuisce il potere d’acquisto delle famiglie medie italiane, che si porta a livelli di fame il potere d’acquisto di fasce sempre più povere della popolazione. La conseguenza immediata di questa situazione è che i consumi calano pericolosamente e sono destinati ancora scendere.
Quando i consumi scendono e per giunta cominciano a ridursi anche nel settore alimentare, l’avanzata della povertà diventa inarrestabile, anche perché si collega direttamente ai cali della produzione, alla scomparsa di tanti posti di lavoro, alla disoccupazione crescente che va ad aggiungersi alla fascia sempre più ampia di giovani senza possibilità di lavoro. Questi giovani fanno spesso parte di famiglie dove l’unico reddito è rappresentato dalla pensione del padre  o del nonno, per cui assistiamo alla drammatica situazione che il pensionato si vede colpito una volta, ed il giovane disoccupato a carico viene colpito due volte, la prima perché anche a 40 anni spesso non riesce a trovare una occupazione, la seconda perché si aggredisce la sua famiglia sul piano economico, con inevitabili conseguenze di natura sociale.
Quando il governo parla di esenzione per 50 Euro per ogni figlio a carico in riferimento al pagamento dell’IMU per la prima casa, e poi mette il limite dell’esenzione per il figlio a carico a 26 anni, in realtà compie una beffa perché i tecnici al governo sanno benissimo che i figli disoccupati a carico hanno un’età molto ma molto superiore ai 26 anni.

Né equità né crescita nella manovra economica
Dobbiamo dire che la manovra economica poteva essere fatta in maniera molto più equa, con una dose di giustizia sociale indispensabile quando si ha a che fare con essere umani, con dei concittadini ai quali si è fatto credere che questi tecnici avessero in tasca la formula magica. Loro stessi si sono presentati con la presunzione di capire tutto meglio dei politici e poi hanno fatto ricorso ai vecchi e ben conosciuti sistemi della vecchia politica: tasse, balzo avanti del prezzo della benzina, aumento dell’IVA e simili provvedimenti.
Ci hanno detto e ci dicono che si debbono fare i sacrifici altrimenti verrà il peggio; ci dicono che se l’Italia non fa come dicono loro e come ci dice l’Europa, la stessa Europa finirà nella crisi. A parte il fatto che oggi quando si parla dell’Europa è come se si parlasse della coppia rappresentata da Francia e Germania che perseguono anzitutto i propri interessi, mentre l’Italia dovrebbe chinare la testa non tanto per salvare l’Europa, quanto per entrare nella coppia e fare un terzetto. Se questa è la grande Europa che si doveva costruire, la delusione non può che essere enorme. Intanto osserviamo che i sacrifici dovrebbero essere ripartiti su tutte le classi, i ceti e le categorie che compongono la nostra società e non solo sulla classe lavoratrice, sui pensionati, sulle famiglie e, indirettamente, sulla massa dei disoccupati e degli inoccupati, del mondo sempre fittamente popolato dei precari.
Per quello che riguarda questo presunto legame della crisi italiana con quella europea e con quella mondiale ci piace riportare quanto ha dichiarato in questi giorni l’ex segretario generale della UIL ed ex presidente del CNEL (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro) Pietro Larizza: “E’ improbabile che sia vero il teorema che esista una concatenazione della crisi italiana che si trascina quella dell’Europa e quest’ultima si trascina la crisi del mondo intero. Questo automatismo non esiste e non risulta credibile questo tentativo di mettere sulle spalle degli italiani i destini del resto del mondo”.

L’Italia non ha la colpa della crisi europea e mondiale
Siamo arrivati al punto che i cittadini hanno dovuto credere a tutte le affermazioni dei governanti tecnici e la gran maggioranza delle stesse forze politiche ha inghiottito la pillola. Ma il sindacato non deve fare nessuna mediazione di potere e deve difendere anzitutto gli interessi della parte più sfortunata e disagiata della nostra società: per questi motivi abbiamo protestato e protesteremo, unitariamente, affinché  le ingiuste ed inique decisioni del governo e di un parlamento arrendevole possano essere modificate. Ci aspettano giorni difficili e nessuno oggi è in grado di dire come potrà essere il 2012, se sarà peggio o meglio del 2013. Sappiamo che sarà peggio del 2011, ma speriamo che sia peggio anche del 2013, perché allora vorrà dire che potrebbe cominciare la risalita.
Quello che ci si deve augurare è che il popolo italiano possa tornare ad esprimere il suo punto di vista, dando al paese con il suo voto un governo eletto  che poi ci dia conto del suo operato. Che domani vinca questo o quello schieramento, alla UIL importa in maniera molto relativa, ma almeno si avrà un governo come espressione della maggioranza dei cittadini e non più un governo che se fallisce non dovrà rendere conto a nessuno.

Il nostro impegno sul territorio
Alla fine di un anno si deve tracciare anche un bilancio delle attività svolte nel nostro territorio, ma possiamo riassumere questa problematica con il dire che abbiamo partecipato con impegno al tavolo permanente per il lavoro e lo sviluppo, che raggruppa ben 18 organizzazioni operanti nel sociale. Abbiamo sollecitato tutti i nostri interlocutori a  darsi da fare per attivare tutti i canali di intervento per aumentare attività e posti di lavoro; abbiamo manifestato a sostegno di questa iniziativa ed abbiamo consegnato al prefetto la sintesi delle nostre richieste che erano e sono indirizzate anche alla Regione Siciliana ed al Governo nazionale, dai quali non ci attendiamo granché, visti i chiari di luna evocati dai tecnici al governo. Continueremo però a manifestare e sollecitare questi alti interlocutori, cercando incontri e occasioni per capire se questi tecnici danno importanza alle ansie sociali del paese, oppure ricevono i sindacati solo per pura cortesia di facciata.
L’elenco delle occasioni che fino ad ora sono state mancate non è molto lungo ma è fortemente significativo. Altre volte ho avuto occasione di dire che per meno di un miliardo di Euro si è scatenato alla FIAT di Pomigliano un contenzioso di portata nazionale, che ha visto contrapposte anche le organizzazioni sindacali, mentre qui a Siracusa, sul nostro territorio, sono disponibili circa un miliardo di Euro dalla mano privata per la realizzazione del rigassificatore ed ancora da parte della Regione Siciliana si continua a perdere tempo. Non è assolutamente degno di un paese che vuole essere civile e moderno che per la costruzione di un impianto debbano passare ben sette anni, e forse ne passerà qualche altro, per avere una sentenza definitiva da parte degli enti autorizzativi!!!
Qui il discorso non è che per forza la Regione avrebbe dovuto dire di SI. Poteva anche dire di NO. Ma doveva farlo entro tempi ragionevoli, altrimenti è ridicolo che si accusi sempre lo Stato di avercela con la Sicilia, quando è proprio il governo siciliano a fare del male ai siciliani. E’ chiaro che noi siamo per il SI all’impianto, come siamo sempre stati per il SI alle bonifiche della zona industriale e delle acque portuali di Augusta, opere per le quali è previsto un investimento governativo di circa 800 milioni di Euro. Anche in questo caso i ritardi ci sono stati e la disponibilità finanziaria del ministero dell’Ambiente è stata ridotta in maniera pesante.
C’è poi il discorso sull’accordo di programma per la reindustrializzazione della petrolchimica, un accordo che risale ormai al lontano 2005 e che venne firmato a Palazzo Chigi con il governo Berlusconi. Dopo quel governo c’è stato ancora un governo Prodi e poi un altro governo Berlusconi, ma quell’accordo di programma non ha fatto un passo avanti, ha fatto solo passi indietro finendo per essere oggi un accordo che avrebbe bisogno di essere rivisitato. Tuttavia prima di procedere ad aggiornamenti da fare sulla carta e intorno ad un tavolo, la logica del fare cose concrete ci suggerisce che sarebbe meglio attuare quelle parti strategiche di quell’accordo che mantengono validità di scelta industriale e di mercato. L’accordo di programma metteva in piedi una politica industriale complessiva, nuova, adeguata ai tempi e alle condizioni dei mercati internazionali della chimica, con forti caratterizzazioni sul piano ambientale e con diversificazioni produttive di notevole portata. Quell’accordo metteva in campo altre centinaia di milioni di Euro, parte dei quali dovevano venire dalla Regione per il rilancio delle due aree metalmeccaniche di Punta Cugno ad Augusta e di Marina di Melilli.
A questi quasi 2 miliardi e mezzo di Euro ci sono da aggiungere i finanziamenti di opere nel campo dell’edilizia portuale con riferimento al porto commerciale di Augusta, nel campo portuale turistico qualora la furia del falso ambientalismo la  smetta di opporsi allo sviluppo e al lavoro, nel campo delle realizzazioni di opere pubbliche da parte degli enti locali territoriali, nel campo delle Ferrovie, e via dicendo in un elenco che sarebbe ancora più lungo.
Come è chiaro, per Siracusa esistono, almeno sulla carta, BEN OLTRE TRE MILIARDI DI EURO CHE DAREBBERO CERTEZZA ALLO SVILUPPO INDUSTRIALE E CIVILE OFFRENDO AI LAVORATORI ED AI GIOVANI UNA TRANQUILLITA’ DI OCCUPAZIONE PER UN DECENNIO ALMENO|||
Invece siamo qui a tirare le somme negative dell’anno che ci lascia. Noi però, come ho già detto, non ci arrendiamo e NON CI ARRENDEREMO MAI perché sulle spalle del sindacato pesa un impegno civile, ma soprattutto morale, che ci lega al nostro movimento ed alla sua ansia di giustizia sociale, che nessuna manovra economica di governo nazionale e nessuna tattica dilatoria di governo regionale riuscirà mai a spegnere.  

Bilancio di 1 anno, bilancio di 10 anni
Ci resta di dire qualcosa della UIL di Siracusa ed il bilancio che vogliamo tracciare sarà breve, eppure riguarderà non solo il 2011, ma anche un intero decennio: infatti chi vi parla è ormai da 10 anni alla guida di questa camera sindacale provinciale, essendo stato eletto la prima volta il 10 Novembre del 2001 e venendo poi riconfermato nei successivi congressi provinciali della UIL. In questi 10 anni i nostri iscritti sono aumentati di molto, ma va detto che quest’anno c’è stato un calo moderato rispetto al 2010, essendo questo un momento difficile per il mondo del lavoro. Tuttavia mi pare opportuno sottolineare che la presenza della UIL si è estesa nel territorio provinciale a macchia d’olio, offrendo alla cittadinanza, oltre che ai lavoratori ed ai pensionati in particolare, una serie di servizi indispensabili. Non abbiamo mai dimenticato di essere il sindacato dei cittadini, non lo dimenticheremo e continueremo a batterci con fermezza e insistenza per difendere i cittadini italiani da politiche economiche ingiuste, che vanno a cercare i soldi nelle tasche di coloro che formano la base della piramide sociale, trattando coi guanti gialli le parti più alte della piramide. Il sindacato, la UIL in particolare, non accetta che tutti debbano fare sacrifici per la gioia dei Faraoni, cioè di quei privilegiati che avendo in mano la vera ricchezza ed il vero potere in Italia vengono solo delicatamente accarezzati dalle tasse governative.
Concludo ringraziando la Stampa che sempre ci ha dato attenzione, augurando ogni bene agli operatori dell’informazione e nello stesso tempo augurando a noi stessi ed ai lavoratori che rappresentiamo quella serenità che viene messa sotto attacco ogni giorno e che rende amaro il Natale a tante famiglie. Speriamo sempre in un anno nuovo e migliore.

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